05-09-2011

“Puoi giocare con gli altri, ma solo se te ne stai in un angolo, e solo dove vogliamo noi”.
Questo è l’incipit di un articolo apparso su un importante quotidiano nazionale dopo che Oscar Pistorius, il velocista che corre con le protesi, è stato escluso dalla finale della staffetta 4 x 400 ai mondiali di atletica leggera di Daegu, in Corea del Sud.
La IAAF, dopo tante indecisioni e dopo infiniti esami ed estenuanti verifiche, ha stabilito che Oscar Pistorius può partecipare a tutte le competizioni dei “normodotati”. Nello stesso tempo, però, la IAAF ha deciso che in caso di staffetta Pistorius può correre solo in prima frazione (quella che si corre in corsia), dove naturalmente è molto svantaggiato, per non procurare danni con i suoi arti artificiali agli altri concorrenti.
Niente male. Mettiamo da parte (solo per un momento) le nostre convinzioni, i nostri sentimenti, la nostra militanza e accettiamo la scelta ipocrita della IAFF.
Oscar, quindi, ha partecipato alla semifinale partendo in prima corsia, quella con le curve più strette e dunque la più difficile da percorrere per lui che ha appoggi precari dovuti alle protesi, facendo comunque come gli altri il suo dovere, consentendo al Sud Africa di approdare alla finale mondiale della 4x 400 e di stabilire addirittura il primato nazionale sudafricano.
«Per me è una sensazione incredibile; mai avrei pensato di riuscire a battere anche un primato. Sono orgogliosissimo di quanto ho fatto; pensavamo di qualificarci, ma non con un tempo così buono. Ho realizzato un sogno». Questa è la dichiarazione di Oscar Pistorius che molti noi hanno salutato con entusiasmo e (per quanto mi riguarda) con molta emozione.
Finalmente! Un atleta con le gambe amputate, corre con le sue protesi alla pari con gli atleti normodotati in una finale mondiale. Sensazionale!
Ho cercato di immaginare la commozione provata da Oscar durante la notte mentre pregustava la gioia di partecipare ad una finale mondiale e magari di vincere una med